Ricorso Dichiarazione Giudiziale Paternità

Ricorso Dichiarazione Giudiziale Paternità

Il ricorso alla dichiarazione giudiziale della paternità è molto importante per chi vuole riconoscere il proprio figlio. Viene dichiarata giudiziale perché riferita ad un provvedimento preso dal giudice e questo argomento rientra nella materia di competenza del codice civile. Ecco in cosa consiste e qual è il procedimento.

Che cosa è la dichiarazione giudiziale?

Un soggetto, nato al di fuori di un rapporto sancito come il matrimonio, non è riconosciuto come figlio naturale. A stabilirlo è la legge italiana, ma ci sono degli strumenti giuridici che possono essere utilizzati per poter far si che questo diventi possibile. La dichiarazione giudiziale serve proprio a rendere lo status del figlio nato al di fuori del matrimonio naturale: in questo modo il soggetto potrà usufruire di tutti i diritti riconosciuti dallo Stato Italiano. E se nel caso i due genitori, o anche uno dei due, non riconoscono il figlio? Il soggetto può richiedere lo stato di figlio naturale tramite un’azione legale.

Per far si che questo provvedimento si concretizzi, bisogna affidarsi a degli studi legali in possesso delle conoscenze adatte, come ad esempio lo Studi PaterNostro. Il percorso prevede una serie di provvedimenti giudiziali ed un iter che possono far conseguire lo status di figlio naturale. Ma la paternità è discrezionale, dunque il genitore non è obbligato a riconoscere lo status di figlio naturale? Sì, la discrezionalità della scelta è a carico del genitore, in questo caso il padre, ma non può in nessun modo venire meno ai doveri di genitore. Proprio per questo motivo il figlio può richiedere un’azione giudiziale.

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In cosa consiste e qual è il procedimento?

Il ricorso dichiarazione giudiziale di paternità si fa attenendosi all’articolo 737 del codice procedura civile. Si fa ricorso alla dichiarazione nel Tribunale di competenza e serve una prova, necessaria per poter attestare la paternità. La prova, ad esempio, può comprendere il prelievo e il confronto del DNA con gli stessi genitori o anche con altri fratelli e fratellastri. Si possono richiedere anche delle analisi ematiche per il confronto, dal momento che la scienza ha fatto grandi progressi ed è oggi possibile determinare la paternità anche grazie al sangue.

Il procedimento per la richiesta prevede un primo avvertimento nei confronti del sospetto padre, che può di sua spontanea volontà rendersi disponibile per il prelievo di materiale genetico. Se fa ostruzione può essere comunque obbligato ai prelievi, ma in un secondo momento, poiché il primo avvertimento è solo di notifica dell’inizio del processo.
Una volta prelevati i campioni si procede all’analisi genetica di laboratorio. Quando la prova di paternità è incontrovertibile, si avverte il padre dell’avvenuto abbinamento con il figlio. A quel punto il padre non si può più tirare indietro e deve firmare una documentazione che attesta l’avvenuto riconoscimento. Da quel momento in poi il padre è a tutti gli effetti padre legale dell’altra persona, quindi gli atti vengono trasmessi al tribunale e viene effettuata la registrazione.

Chi può richiedere la paternità giudiziale

La paternità giudiziale può essere richiesta da chiunque abbia il sospetto che una persona è suo padre. Il figlio può richiedere la paternità giudiziale in qualsiasi momento della sua vita senza limitazioni di tempo o di età. Al massimo può capitare che gli accertamenti non possano essere fatti perché il sospetto padre è ormai morto. In quel caso, però, si può comunque tentare un avvicinamento con i fratellastri per scoprire se il defunto era veramente il padre. In caso di morte l’azione può essere portata avanti anche nei confronti degli eredi legittimi. Se, invece, a morire prima è il presunto figlio, i suoi discendenti possono avviare l’operazione di richiesta di paternità giudiziale nei confronti del presunto nonno, ma solo nei primi 24 mesi dal decesso.
Se un presunto figlio sente l’esigenza del riconoscimento di paternità quando è ancora minorenne deve avvalersi di un tutore legale. Se il tutore è l’altro genitore, cioè la madre, non c’è bisogno di alcuna autorizzazione, mentre se è un’altra figura bisogna chiedere il permesso del Giudice.

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Dopo la richiesta di paternità giudiziale e l’accertamento di essa, il figlio naturale diventa figlio riconosciuto, con gli stessi diritti dei figli legali riconosciuti da subito.

 
 
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