Denuncia rapporto di lavoro domestico, a cosa si incorre?

Denuncia rapporto di lavoro domestico, a cosa si incorre?

I rapporti di lavoro domestico in Italia sono in costante aumento, allo stesso tempo aumentano anche le liti giudiziarie tra colf e datori di lavoro in seguito alla mancata regolare assunzione della stessa. Ecco come eseguire la denuncia di rapporto di lavoro domestico e a cosa si incorre nel caso in cui non si adempie a tale onere. (per ulteriori informazioni consulta il sito ufficiale colf online)

Come denunciare un rapporto di lavoro domestico

Il nostro ordinamento considera il rapporto di lavoro domestico, anche se instaurato per poche ore a settimana, come un rapporto di lavoro subordinato, proprio per questo è necessario regolarizzare la posizione. Lo stesso è disciplinato dal CCNL che viene periodicamente aggiornato. Dal 29 gennaio 2009 è entrata in vigore la nuova disciplina, la stessa si applica anche nel caso in cui il lavoro sia discontinuo e saltuario, può essere instaurato il rapporto di lavoro anche se il soggetto interessato ha già un altro rapporto di lavoro in corso e quindi è assicurato. Inoltre, il rapporto di lavoro domestico può essere instaurato anche nei confronti di chi ha già ottenuto il riconoscimento della pensione e nei confronti degli stranieri.

Il rapporto di lavoro deve essere instaurato 24 ore prima della presa in servizio. Per farlo occorre compilare una lettera di assunzione nella quale viene determinato orario di lavoro, mansioni, eventuale dimora presso la casa del datore di lavoro, sede di lavoro, trattamento economico previsto, inquadramento contrattuale. Il rapporto di lavoro può essere a tempo determinato o indeterminato. La denuncia del rapporto di lavoro all’INPS deve essere fatta attraverso il modulo LD09 che deve poi essere trasmesso esclusivamente con modalità telematica. Se si è in possesso di un codice PIN INPS questa fase può essere gestita da soli, in casa contrario basta rivolgersi ad un centro di intermediazione, come consulenti del lavoro o patronati.

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Oneri e vantaggi per il datore di lavoro

Una volta instaurato il rapporto di lavoro, il datore mensilmente deve consegnare il prospetto di paga. I contributi all’INPS devono invece essere versati ogni tre mesi e annualmente il datore di lavoro deve consegnare la certificazione annuale con indicazione delle retribuzioni versate. Per il datore di lavoro che denuncia il rapporto di lavoro domestico vi sono anche dei vantaggi, infatti, è possibile avere dei bonus fiscali, in particolare è possibile ottenere la deduzione dei contributi versati.

Un ulteriore misura fiscale è riconosciuta alle persone non autosufficienti e con retribuzione annua inferiore a 40.000 euro, in questo caso si ha diritto ad una detrazione di parte delle spese sostenute per il lavoratore domestico.
Quest’ultimo ha anche diritto al TFR che matura di anno in anno in base alle retribuzioni effettivamente versate.

Cosa comporta la mancata denuncia del rapporto di lavoro domestico

Cosa succede se il lavoratore domestico non viene regolarmente assunto? In questo caso sono previste delle sanzioni. In primo luogo la mancata regolarizzazione del rapporto di lavoro presso il centro per l’impiego può portare ad una sanzione amministrativa il cui ammontare varia da 100 a 500 euro per ogni lavoratore. A questa si aggiunge anche una sanzione per la mancata iscrizione del lavoratore domestico alle casse previdenziali INPS, questa ha un importo minimo di 1.500 euro e massimo di 12.000 euro. la somma è maggiorata di 150 euro per ogni giornata di lavoro in nero.

Per il mancato versamento dei contributi si applica anche la legge 388 del 2000, la sanzione prevista corrisponde ad una misura tra il 30% e il 60% calcolato sui contributi evasi.

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Se la colf è extracomunitaria senza permesso di soggiorno le sanzioni amministrative si trasformano in penali e si rischia una multa fino a 5000 euro e la reclusione da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 3 anni. I rischi dell’omessa denuncia del lavoro domestico non finiscono qui, infatti, terminato il rapporto di lavoro, la colf ha 5 anni di tempo per ricorrere in giudizio avverso il datore di lavoro.

A questo si aggiunge che chi decide di avere un lavoratore domestico in nero solitamente paga il compenso in contanti, questo vuol dire che non può dimostrare di aver effettivamente eseguito i pagamenti. Di conseguenza che il datore di lavoro può essere costretto a pagare anche tutti gli arretrati fino ad un massimo di 5 anni.

 
 
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