Il contratto di vending nel settore della distribuzione automatica

Il contratto di vending nel settore della distribuzione automatica

L’utilizzo dei distributori automatici è, oggi giorno, sempre più importante e foriero di novità, grazie al gran numero di modelli prodotti e all’utilizzo di nuove modalità di pagamento come quello elettronico, che consente di sostituire le classiche monetine o banconote di carta. Ma le aziende o enti che decidono di installare un distributore automatico, a che tipo di contratto decidono di dar vita?

Si tratta del cosiddetto “contratto di vending” (diverso dal contratto di leasing), termine inglese che va a definire semplicemente tutto quello che concerne la vendita di alimenti, snack o bevande attraverso un distributore automatico.

Come nasce un contratto di vending, e soprattutto come funziona nella fattispecie? Cerchiamo di dare alcune informazioni di base che riescano a spiegare nel dettaglio questo particolare tipo di contratto.

Il contratto di vending riguarda principalmente un gestore che installa nello spazio di proprietà di un qualunque ufficio, supermercato, bar, o anche luogo pubblico come ad esempio l’area di attesa di una stazione dei treni, un apposito macchinario atto ad erogare differenti tipologie di prodotti commerciali (a volte si trovano distributori che vendono anche articoli che non sono necessariamente prodotti alimentari, pensiamo che in molti casi si trovano distributori che vendono libri, prodotti sanitari, giornali o riviste varie, ma non solo…), ed un concedente.

Questo soggetto che si vede installato il distributore si assume un obbligo, che è quello di mantenere il macchinario nelle stesse condizioni di quando è stato preso, ovviamente al netto dell’usura del tempo, e di assicurarsi che sia pulito e rifornito ogni qualvolta ne ha la necessità, riservandosi gli incassi che derivano dalla vendita degli articoli proposti.

Attori protagonisti del contratto di vending

Il contratto di vending nel settore della distribuzione automaticaSi può quindi dire che il contratto di vending prevede principalmente due attori: il gestore, che ha il compito di installare il distributore automatico all’interno di una determinata sede o spazio fisico (questo gestore può essere produttore, oltre che installatore del distributore, ma anche una semplice ditta che acquista da terzi i distributori, con il successivo compito di rivenderli), ed il concedente, che mette a disposizione il suo spazio per l’inserimento del distributore, fornendo previo pagamento un numero di alimenti, bevande o altri articoli.

Il concedente, come abbiamo detto in precedenza, non è necessariamente un ufficio o azienda, ma può rappresentare una particolare impresa che ha frequenti contatti giornalieri con numerosi clienti o utenti, come ad esempio è il caso di una palestra, una scuola o università, una stazione dei treni. Il concedente deve far si che l’impianto non venga danneggiato in alcun modo, previo pagamento di un adeguato risarcimento al gestore (sempre che non si tratti di un caso fortuito di danneggiamento che può essere dimostrato dal concedente stesso).

Si può far figurare anche il cliente finale come parte del contratto di vending? No, questa particolare tipologia di contratto rimane limitata solo tra i due soggetti precedentemente citati.

Disciplina del contratto di vending

Il contratto di vending non trova una sua reale disciplina all’interno del codice civile, quindi può essere concluso nel modo che le parti ritengono più opportuno. Si può, quindi, avere un contratto stipulato con un modulo prestabilito, ma non mancano anche le semplici conclusioni verbali.

All’interno di un contratto di vending sussiste una struttura particolare? Diciamo che non sempre si ha la classica soluzione che prevede l’acquisto dell’impianto da parte del concedente, ma a volte si trovano delle soluzioni più vicine al modello di contratto del comodato d’uso o dell’appalto.

Non è raro, difatti, che chi desidera installare un distributore automatico, abbia poco interesse a farne sua anche la proprietà, soprattutto per non sobbarcarsi la spesa per l’acquisto; questo comporta che si può valutare una forma alternativa, come quella del noleggio in comodato d’uso nella quale si ha la disponibilità totale del macchinario senza doverne vantare un diritto di proprietà. Questa formula viene scelta a volte da datori di lavoro che decidono di fare degli omaggi a dipendenti sotto forma di buoni da consumare presso distributori automatici in ufficio.

La durata di questo particolare contratto può essere definita partendo da un periodo di tempo minimo, entrambe le parti possono decidere di recedere da esso senza alcun preavviso, ma in ogni caso chi decide di puntare sul noleggio in comodato d’uso può anche ricevere dei servizi aggiuntivi concessi dal gestore, come ad esempio la consulenza per la scelta del distributore automatico, l’installazione, la manutenzione e la ricarica ogni qualvolta ci si avvicina all’esaurimento dei prodotti.

Oggi esistono numerose realtà che puntano a stipulare queste tipologie di contratto di vending, e che garantiscono anche la possibilità di selezionare il distributore automatico più adatto in base alla dimensione dell’azienda o ditta richiedente (se volete un esempio pratico, controllate il sito di Eurocoffee, ditta specializzata nel settore del vending che ha creato proprio un’apposita sezione per la scelta del distributore proprio sulla base della dimensione dell’ufficio o azienda richiedente, ed in particolare sul numero di potenziali utenti finali che possono richiedere quotidianamente l’erogazione del servizio).

 
 
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